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ARMONIA FUNZIONALE

  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 5 giorni fa

L’armonia funzionale è stata formalizzata da Hugo Riemann (1849–1919), ispirandosi al concetto di funzione matematica. Fra il XVII e il XVIII secolo già Jean-Philippe Rameau parlava di accordi come di strutture verticali e introduceva i concetti di sottodominante, dominante e tonica, ma già da prima Monteverdi (1567–1643) usava cadenze V-I, tipiche dell’armonia funzionale. L’armonia funzionale ha origini lontane e parla dell’esigenza atavica di concludere su un accordo o su una nota più importante delle altre, un centro di gravità. Quello che contraddistingue l’armonia funzionale dal più generico concetto di gerarchia tonale è un sistema codificato che regola le progressioni armoniche. Questo sistema predilige la sensibile, il tritono e la cadenza V-I, chiamata anche cadenza perfetta.


I GRADI

Nell’armonia funzionale le note della scala vengono chiamate gradi. Molto semplicemente, se per esempio scegliamo una scala maggiore di DO, la nota DO è il primo grado, il RE è il secondo grado, il MI è il terzo e così via. Ogni grado ha un ruolo, o funzione, ben precisa nel discorso musicale: alcuni generano tensione e movimento, altri sono più ambigui, e il primo grado è l’unico che ha la funzione di conclusione o riposo. Nell’armonia funzionale i due gradi più importanti sono il I e il V. Il primo grado rappresenta il riposo o la conclusione di una frase musicale e viene percepito come una “casa”, il quinto rappresenta movimento e tensione.


GLI ACCORDI

L’accordo nasce da un grado della scala e ne rispecchia la funzione. Nell’armonia funzionale più tradizionale gli accordi sospesi e altri tipi di accordi sono considerati incompleti o con una direzione poco chiara e vengono preferite triadi e quadriadi.


LA SENSIBILE

La sensibile è la nota che si trova un semitono sotto la tonica o una sua ottava. Questa nota genera molta tensione e dà una grande spinta verso il primo grado. Nella scala maggiore la sensibile è la nota sul VII grado. In altre scale la sensibile può anche non apparire e questo, secondo l'armonia funzionale più tradizionale, può essere un problema. La sensibile è anche una delle due note che compongono il tritono.


IL TRITONO

Il tritono è l’intervallo di sei semitoni che c’è fra fra il IV e il VII grado, dunque fra la quarta e la settima nota di una scala. Questo intervallo è molto importante nell’armonia funzionale, è associato al concetto di tensione e di movimento per via della sua dissonanza e per la presenza della sensibile che spinge verso la tonica. Il tritono si trova incluso nella triade diminuita sul settimo grado e nella quadriade costruita sul quinto grado. Nella scala di DO maggiore è costituito dalle note FA e SI.


ARMONIA FUNZIONALE NELLA SCALA MAGGIORE


Le triadi costruite con le note della scala maggiore e  loro relativi gradi e tipi di accordo.

Grado

Funzione

Triade

Esempio in DO

Esempio in LA

I

Tonica

Maggiore

DO

LA

II

Sopratonica

Minore

REm

SIm

III

Mediante o modale

Minore

MIm

DO#m

IV

Sottodominante

Maggiore

FA

RE

V

Dominante

Maggiore

SOL

MI

VI

Submediante

Minore

LAm

FA#m

VII

(Dominante)

Diminuito

SIdim

SOL#dim


CONCLUSIONI

L’armonia funzionale è perfetta per dare un senso lirico ai brani, dove si percepisce un inizio e una fine, un punto di partenza e un punto d’arrivo. È perfetta per raccontare storie, emozionare, creare momenti di tensione e distensione. Nonostante ancora oggi si faccia appello a questo tipo di prospettiva armonica, la libertà nella scelta delle note, le accordature e i sistemi modali alternativi, gli accordi sospesi e i timbri inarmonici hanno reso più rarefatta la direzione del discorso musicale e più ambiguo il centro tonale. L’armonia funzionale continua a essere un linguaggio vivo, ma oggi convive con molte altre logiche sonore: modali, timbriche e atonali. In alcuni casi resta una chiave preziosa, in altri una cornice ormai troppo stretta.


LETTURE CONSIGLIATE

Cambridge History of Western Music Theory, pag. 726

James Tenney, History of Consonance and Dissonance

 
 
 

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